La gratitudine di Pietro Grasso

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La clamorosa dichiarazione del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, che a La Zanzara ha regalato la spilletta dell’amicizia di “Campione della lotta alla mafia” a Silvio Berlusconi, non risulta così clamorosa se guardiamo alla biografia dell’attuale numero uno della lotta al crimine organizzato.”Darei un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo, per la lotta alla mafia.” Sulle leggi a cui si riferisce Grasso abbiamo un ampio spettro, grazie all’editoriale di stamattina di Marco Travaglio su “Il Fatto Quotidiano” dal quale si evince che il contributo sia stato nullo se non peggiorativo. Ma è sempre grazie all’ausilio di Travaglio che mi vorrei soffermare su come Grasso ricopra oggi la sua carica.Attingerò a piene mani dal libro “Ad personam” che raccoglie le leggi, ad personam appunto, realizzate fra il 1994 e il 2010, che non riguardano soltanto B. Diciamo che Grasso con questa dichiarazione, che ridà smalto al Berlusconi decaduto, non fa altro che rispondere ad un diktat buddista che consente di ripulire il proprio karma:ripagare i debiti di gratitudine.Ovviamente dal suo punto di vista.

Grasso è il primo magistrato della storia della Repubblica ad essere stato promosso direttamente dal governo. Il governo Berlusconi.La sua nomina è stata fortemente voluta in contrasto con la nomina di un altro magistrato con più requisiti, Giancarlo Caselli. Le colpe di Caselli sono quelle di aver sempre battuto la strada di un livello alto di lotta alla mafia, quello su cui sta lavorando Ingroia ora, quella zona grigia che collega la criminalità organizzata allo Stato, ovvero il vero anello forte della catena, con tre processi chiave:quello ad Andreotti, prescritto ma colpevole secondo la Cassazione,a Mannino condannato in secondo grado e a Dell’Utri, condannato in primo grado.Ben tre provvedimenti contra personam colpiscono Caselli: all’inizio in sordina, col solito giochetto di infilare provvedimenti vergogna in riforme grandi, per finire con dichiarazioni esplicite e spudorate contro Caselli. Le sintetizzo qui:

4 Novembre 2004, il Csm bandisce il concorso per la nomina del nuovo procuratore nazionale antimafia, perchè scade il mandato di Vigna che non è più prorogabile. Concorrono Caselli e Grasso. Caselli è favorito per meriti sul campo ed esperienza. Ma il 1°dicembre nella riforma della giustizia Castelli viene inserita una norma che proroga la carica di Vigna fino al compimento dei 72 anni e non consente a nessuno, che non possa garantire 4 anni pieni di servizio fino ai 66, di prendere il suo posto. Sembra un problemino di matematica. Caselli questi 4 anni, con la proroga di Vigna,non li può garantire ed è fuori combattimento.Si scatena anche la guerra mediatica contro di lui, che però incassa i successi dei suoi processi, prima citati.Ovviamente il tutto viene bocciato da Ciampi perché incostituzionale e allora ci riprovano con il decreto “milleproroghe ” a riproporre la stessa porcheria per Vigna,ma questa volta manca della legge dei 66 anni. Caselli è sempre in corsa e allora arriva il colpo di grazia firmato dal senatore An Luigi Bobbio, che prevede l’immediata entrata in vigore dei limiti di età e il tutto viene votato con la fiducia blindata. Fine dei giochi. Grasso viene nominato in modo irrituale: con i soli voti di chi avrebbe scelto lui, poiché il Csm non permette inspiegabilmente di votare a coloro che si erano espressi favorevoli a Caselli, più il vicepresidente Rognoni.

La legge verrà dichiarata incostituzionale il 20 giugno 2007, con la felicità di Grasso che si dichiara contento, dopo avere usato la legge a suo favore.Complimenti.

Aldilà dell’obolo pagato a Berlusconi, suonano realmente stonate le parole denigratorie sul pm Ingroia che fra mille difficoltà sta tentando di ricucire questi rapporti malati fra mafia e apparati dello Stato. Un procuratore generale antimafia dovrebbe credo sostenere e proteggere, innanzitutto, un lavoro così delicato, che da sempre trova resistenze e depistaggi, proprio perché si accede al cuore del problema. Non solo stonate ma anche sinistre le sue dichiarazioni, all’alba del ventennio dalla morte di Falcone e Borsellino, proprio perché è lì che si annidano le controversie sulla nascita della seconda repubblica e i rapporti mafiosi attualmente vigenti.Si può criticare il desiderio di comunicare la situazione del Paese dal punto di vista della criminalità organizzata, da parte di Ingroia, ma questo lo possono fare i politici, i giornalisti e l’opinione pubblica. Non può essere la direzione dell’antimafia a bollare un impegno così grande come “velleità politica”, per chi si occupa dell’aspetto più determinante delle connessioni mafiose. Le morti dei grandi magistrati sono avvenute perché sono stati lasciati soli. Dal loro stesso entourage:per paura, omertà, corruzione od opportunismo,ma non possiamo permettere che possa ancora accadere.

Simona Urso

Per approfondimenti:Marco Travaglio “Ad Personam” ,2001-2006 Governo Berlusconi 2, Cap. 2, “Leggi contra Iustitiam”.

La gratitudine di Pietro Grassoultima modifica: 2012-05-13T15:17:26+00:00da twiggy-75
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